la cena è quasi terminata.
ng: mamma, mi dai un dolcetto della befana?
m: sì, finisci di mangiare e poi ti faccio scegliere
dopo una piccola indecisione ng estrae dal sacchetto raccoglidolcettidellabefana uno di quei ciucci dove la tettarella è una caramella.
in pochi secondi ng divora la parte esterna, mentre la base della caramella-tettarella, quel centimetro scarso incastrato all'interno del ciuccio di plastica colorata, rimane dentro. praticamente non si può mangiare. puoi aspirare fino a trasformare incisivi e premolari in stalattiti di ghiaccio impiantati nelle gengive, ma quel cilindretto di zucchero pietrificato non viene su.
ng: papi, c'è ancora un pezzettino da mangiare, ma non riesco a toglierlo
p: prendo le forbici grosse e taglio la plastica, così riesco a prenderlo
ng: no, papà, voglio conservare il ciuccio di ricordo!
è tipico di ng voler custodire come tesoro prezioso ciò che noi normalmente buttiamo via. forse perchè quelle cose, anche a distanza di tempo, le raccontano una bella storia.
p, dunque, deve portare a termine due delicate missioni per poter arrivare il più serenamente possibile a mettere i pigiami ai tre nanetti, magari prima della mezzanotte: estrarre la parte di caramella rimasta e restituire il ciuccio intatto a ng.
con un coltellino appuntitissimo e precisione chirurgica p riesce ad espiantare lo zuccherino colorato senza spaccare nè intaccare minimamente l'oggetto da collezione.
ng: oooh! papi, sei forte!
p: adesso lo lavo.
ng: sì, papi, tanto ho mangiato l'infondo, posso tenerlo
una risciacquata, un'asciugata e il ciuccio di plastica senza tettarella è nelle mani di ng. in fondo è bastato poco.
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